MATERIALI DA DEMOLIZIONI e loro qualificazione: chiarimenti

MATERIALI DA DEMOLIZIONI e loro qualificazione: chiarimenti
24 maggio 2017 GKHC

I materiali da demolizione devono necessariamente considerarsi rifiuti seppur non pericolosi.

La Corte di Cassazione già con la sentenza n. 16727 del 29 aprile 2011 ebbe a sottolineare, per l’appunto, che i materiali da demolizione proprio perché destinati all’abbandono non possono che essere inseriti nel novero dei rifiuti e, l’eventuale recupero è condizionato a particolari adempimenti, in mancanza dei quali gli stessi vanno considerati “cose di cui il detentore ha l’obbligo di disfarsi”.

Sulla falsariga del summenzionato arresto giurisprudenziale si è recentemente espressa la Cassazione con la sentenza n. 19206, del 21 aprile 2017 ribadendo il disposto normativo contenuto nell’art. 183 D.lgs. 152/2006 e segnatamente che va considerato rifiuto “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione di disfarsi”.

La Suprema Corte precisa che non può accettarsi ogni soggettiva valutazione in merito alla classificazione dei rifiuti, poiché il rifiuto è tale in ragione della inequivocabile condotta del detentore ovvero sulla base di un obbligo al quale lo stesso è tenuto per legge (si parla infatti di obbligo di disfarsi).

L’assoggettamento ad una disposizione più favorevole in deroga alla disciplina summenzionata obbliga chi la invochi a dimostrare la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge, segnatamente quelli previsti dall’art. 184 bis del testo unico ambientale per l’inquadramento delle sostanze nel novero dei sottoprodotti da un lato, ovvero la sussistenza dei requisiti per la configurabilità del deposito temporaneo dall’altro.

Il materiale da demolizione, quindi, non sarà più rifiuto ma sottoprodotto qualora rispetti le seguenti 4 condizioni:

  1. a) la sostanza o l’oggetto devono trarre origine da un processo di produzione, di cui costituiscono parte integrante;
  2. b) è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
  3. c) la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  4. d) l’ulteriore utilizzo è legale.

Per contro, potrà invocarsi l’esistenza di un “deposito temporaneo” nel luogo di produzione dei rifiuti, qualora questi siano depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l’imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose seguendo una delle modalità alternative qui di seguito elencate:

  • avvio allo smaltimento e recupero con cadenza trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;
  • avvio allo smaltimento e recupero quando il quantitativo raggiunga complessivamente 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi.

In ogni caso il deposito temporaneo allorché non travalichi il suddetto limite non può avere durata superiore ad un anno

Si ricorda infine che quando si parla di deposito temporaneo, i rifiuti devono essere collocati e ricoverati per categorie omogenee.

Avv. Vincenzo Solenne

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