IL RUOLO DELL’ ANAC NEL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI.

IL RUOLO DELL’ ANAC NEL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI.
6 febbraio 2017 GKHC
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Con la definizione di “Codice degli Appalti”, il riferimento è da intendersi riferito al D. lgs.  12 Aprile 206 n. 163.

Tale intervento legislativo è intitolato come “Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle Direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE”.

La struttura del c.d. Codice degli Appalti è ripartita in 5 sezioni, una dedicata ai principi e disposizioni comuni, una ai contratti nei settori ordinari, una ai contratti nei settori speciali, una al contenzioso, l’ultima parte, infine è riservata alle disposizioni di coordinamento, finali e transitorie.

Tra le novità più interessanti contenute nel nuovo Codice degli Appalti, non si può omettere di menzionare il ruolo di primario rilievo che, all’interno del medesimo corpo normativo, viene assegnato all’ANAC.

ANAC è l’acronimo di “Autorità Nazionale Anti Corruzione”.

Tale ente arroga a sé importanti poteri di vigilanza e controllo in materia di anticorruzione e di trasparenza nei confronti delle pubbliche amministrazioni, unitamente a una pletora di poteri relativi alla regolazione ed alla vigilanza nelle procedure di affidamento.

In passato, con il D.Lgs. 163/2006 (c.d. “vecchio codice degli appalti”) siffatte incombenze erano attribuite alla previgente “Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici”.

I compiti istituzionali dell’ANAC sono molteplici e qui di seguito se ne indicano in via esemplificativa solo alcuni fra i più significativi:

  • poteri sanzionatori in materia di sanzioni amministrative;
  • tenuta dei vari albi, elenchi e banche dati;
  • controllo sulle varianti in corso d’opera;
  • iniziativa in materia regolamentare (propone linee guida);
  • gestione del sistema di premialità e di penalità;
  • effettua pareri precontenziosi su richiesta delle stazioni appaltanti;
  • si avvale della collaborazione della Guardia di Finanza e di altri organi dello Stato nell’espletamento delle proprie prerogative;
  • rende pareri obbligatori nell’ambito dei procedimenti di carattere normativo secondario;
  • controllo sulle modifiche dei contratti in corso di esecuzione.

Il Codice degli Appalti e segnatamente l’art. 213 comma 2 demanda all’Anac l’emanazione ed adozione di atti a carattere generale, di indirizzo, nonché, bandi tipo, capitolati tipo ed altri strumenti di regolazione flessibile, comunque denominati, garantendo la promozione dell’efficienza, della qualità dell’attività delle stazioni appaltanti.

Dall’esame del codice emergono chiaramente forti poteri di intervento, ed altrettanto spiccati poteri normativi tipizzati e dettagliati, oltre alla succitata facoltà di esprimere pareri precontenziosi vincolanti (ai quali non va dimenticato il parimenti efficace potere di ordinare alle stazioni appaltanti di provvedere in autotutela entro 60 giorni).

Si segnala che con la Delibera n. 1096 del 26 ottobre 2016, l’autorità ha approvato le linee guida sui compiti specifici del RUP (responsabile unico del procedimento).

Tramite la successiva delibera n. 1097, pubblicata il medesimo giorno, ha approvato le linee guida per le “procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e gestione del elenchi di operatori economici”.

In precedenza – sempre ad opera dell’ANAC – erano state emanate le linee guida in materia di “’offerta economicamente più vantaggiosa” e gli indirizzi generali sull’affidamento dei servizi attinenti all’architettura ed all’ingegneria.

In data 16 novembre infine, con le linee guida n. 5, l’Anac ha cercato di regolamentare i “criteri di scelta dei commissari di gara e di iscrizione nell’albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici”.

In pari data poi si annovera l’adozione delle linee guida su “indicazione dei mezzi di prova adeguati e delle carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto che possono considerarsi significative per la dimostrazione delle circostanze di esclusione di cui all’art. 80, comma 5, lett. C) del Codice”.

In sintesi, si può agevolmente osservare che i poteri normativi e regolamentari dell’Anac sono molto penetranti e la circostanza che gli atti emanati dall’Autorità di Vigilanza, sovente, non possano essere disattesi, rappresenta il vero tagliando di discontinuità con il passato.

Avv. Massimiliano Passalacqua

Studio Legale P&S ECOAVVOCATI

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